A parte qualche eccezione, nelle scuole di oggi si prosegue a studiare singolarmente e la certificazione finale si ottiene sulla base del raggiungimento individuale degli obiettivi didattici. La dimensione collettiva di raffronto e di condivisione del sapere, resta purtroppo in secondo piano. Eppure, la società odierna richiede con sempre maggiore insistenza cittadini in grado di coordinarsi e collaborare con gli altri.

Per lo sviluppo cognitivo degli studenti, quindi, diventa fondamentale la collaborazione. In un mondo che da sempre più importanza alle abilità sociali, afferma giustamente Andreas Schleicher, direttore di Education & skills dell’OCSE, “rimane ancora molto da fare per promuovere la competenza [ovvero il problem solving collaborativo] in maniera più sistematica nel corso del curriculum scolastico”.

 CSCW

Per imparare al meglio il come “pensare e risolvere problemi”, gli studenti hanno bisogno della guida di persone esperte nel campo. Nell’interazione continua con queste figure guida, prende forma lo sviluppo di questa skill. Occorre prendere atto, inoltre, che le interazioni sociali sono importanti nel processo di problem solving. Tramite discussioni in una comunità di pratica, si favoriscono la costruzione di conoscenza e di consapevolezza dell’apprendimento. Proprio la consapevolezza è uno degli elementi chiave che spicca in contesti di Computer Supported Collaborative Work (CSCW). Strumenti e processi di questo tipo sono ormai comuni in molti ambienti online. Porre gli studenti in situazioni in cui collaborare in rete è utile e vantaggioso, in quanto li prepara a farne uso vantaggiosamente.

Dpsi

Un interessantissimo esempio di Digital problem solving initiative (Dpsi) è nato nel 2015 su impulso del Berkman Center, il centro di ricerca che «esplora e cerca di capire il cyberspazio». Questa Dpsi coinvolge gruppi di lavoro ibridi tra studenti e fellow sulla risoluzione di problematiche digitali (e non). In tale contesto i partecipanti lavorano in team su casi digitali «praticabili e concreti».

A scuola, la Dpsi può rappresentare il salto finale dalla didattica frontale all’apprendimento attivo. La fine del nozionismo. Il docente potrà costruire delle griglie di lavoro e caricare materiale didattico di qualità. In questo modo potrà dare vita ad una aula “trasmissiva”, in cui però si possono “creare” problemi che gli studenti andranno poi a risolvere collaborativamente.

DidasCalabria offre alle scuole la possibilità di dare vita a contesti CSCW capaci di favorire la spinta in senso collaborativo dell’aula, soprattutto in modalità DaD.

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