Si tratta del primo video a fini didattici creato da DidasCalabria e che riguarda il filone della “archeologia dello impossibile” che a sua volta è nato in relazione ai ritrovamenti classificati come OOPArt (acronimo derivato dall’inglese Out Of Place ARTifacts, «manufatti, reperti fuori posto») e che si ipotizza non sarebbero potuti esistere nell’epoca a cui si riferisconole datazioni iniziali.Un primo elenco di tali reperti – certamente non esaustivo –  è consultabile online

Delle Pile di Baghdad ne sono conservate una dozzina nel Museo Iracheno di Baghdad. Si tratta di giare in ceramica contenente una guarnizione di metallo che avvolgeva un cilindro in ferro. Se riempita con delll’aceto di vino producono energia come delle pile carbone-zinco. Tale processo si suppone potesse servire per la  placcatura dei pezzi di metallo. Tanti altri ritengono invece tali fatti una casualità e che in realtà si tratti di un sistema per la conservazione di rotoli sacri di papiro.

DidasCalabria ha ricreato i manufatti e proceduto a sperimentare quanto spiegato nel dettaglio dal dott. Roberto Volterri nel suo libro: Archeologia dell’impossibile


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